Anche questa è Italia. Purtroppo
Gentile Ministro Alfano,
mi permetto di disturbarLa per chiedere un Suo benevolo intervento affinchè la questione che vado ad esporLe possa giungere all'esame dell'Ufficio del Ministero di Grazia e Giustizia cui compete la sua risoluzione.
Il motivo per cui ritengo opportuno chiamarLa in causa tramite questa lettera, trae origine dalla strafottente negligenza con cui il Governo centrale e le Istituzioni locali affrontano tale questione: infischiandosene altamente che la stessa fu portata alla loro attenzione dall'autorevolezza della Presidenza della Repubblica; da una interrogazione parlamentare presentata all'ex Ministro degli Affari Esteri Massimo D'Alema; dalla sua pubblicazione su giornali sia italiani che stranieri e, parzialmente, sul sito web della Camera dei deputati; da una istanza inoltrata nella primavera del 2008 al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi utilizzando i recapiti di posta elettronica disponibili sul sito di Palazzo Chigi e, via Fax, allo 066783238 di Palazzo Grazioli. Tale istanza fu inoltre pubblicata su diverse testate giornalistiche online, su numerosi blog, eccetera eccetera. L’inoltro di tale istanza,come del resto tutti gli altri tentativi finalizzati a riscuotere il Governo dall'inerzia applicata da anni alla questione, sono serviti soltanto a persuadermi che la più volte annunciata "Vicinanza dello Stato a tutti i cittadini", non è altro che una delle tante ipocrisie del nostro connazionale Berlusconi, da aggiungersi a quelle già raccolte in un voluminoso libro intitolato "Le Mille Balle Blu". Infatti, gli unici segnali di vicinanza e di senso del dovere lanciatimi dalle migliaia di collaboratori che popolano i Palazzi del Governo,consistono nella seguente baggianata:
"La Presidenza del Consiglio la ringrazia per l'invio del suo messaggio al quale risponderà al più presto.La preghiamo di non rispondere a questa mail in quanto la sua risposta andrebbe persa."
Sono già trascorsi 20 mesi,ma non ho ricevuto alcuna risposta. Eppoi i Ministri Calderoli e Brunetta se la tirano da premi Nobel per l’innovazione e la semplificazione: tutto computerizzato e burocrazia più snella – per giunta con tanto di raccomandate elettroniche con ricevuta di ritorno.Di questo passo, a suon di annunci, baggianate e prese per i fondelli, gli addetti governativi,dopo aver soddisfatto i propri bisogni fisiologici, anziché usare la carta igienica acquistata nei supermercati, approfitteranno delle e-mail inviate dai cittadini per farsi dei suggestivi bidè elettronici.
Mi chiamo Pinko Pallo, emigrante. All'età di 17 anni,con i libri da privatista nella valigia,entrai nel mondo del lavoro facendo un tirocinio triennale -intervallato da 12 mesi di obblighi militari- nel deserto kuwaitiano, alle dipendenze di una Azienda italiana.
All'estero ho creato il mio nucleo familiare e, nell'arco di quasi trent'anni, con non pochi sacrifici, mi sono costruito un solido bagaglio professionale su cui ho posto le basi della mia vita ed il futuro della mia prole.Una vita della quale ero pienamente soddisfatto.
Purtroppo,quanto dignitosamente costruitomi, è stato deplorevolmente compromesso dalle Istituzioni italiane. Infatti, per effetto di ambigui atteggiamenti ed inqualificabili errori, assunti e commessi nei miei confronti dallo Stato tramite le sue Rappresentanze all'estero, mi trovo nell'oggettiva impossibilità di muovermi liberamente sul territorio di quella parte del Mondo (ex URSS e parte dell'Asia Centrale) ove ho svolto la mia professione negli ultimi 20 anni e dove tuttora vive-con la madre legittima-mia figlia minore, cittadina della Repubblica Italiana. Pertanto, dall’inizio del 2008, oltre ad essere inerme innanzi all'infamia con cui il Governo ha stravolto i valori del mio nucleo familiare, sono condizionato a risiedere in Patria senza alcuna prospettiva di lavoro (indipendentemente dalla crisi economica globale) ed a carico di mia madre anziana, pensionata al minimo e in affitto. La situazione è resa ancor più difficile dalla barbara uccisione di mio fratello 24enne e la conseguente morte di mio padre che hanno portato mia madre ad isolarsi in una forte depressione, la quale, insieme ad un trauma alle gambe inflittole sulle strisce pedonali da un automobilista farabutto, la costringono a vivere gran parte del suo tempo su di un letto; oramai da circa 15 anni. Tale situazione, sia moralmente che economicamente, renderebbe ovvia anche l’impossibilità di ricongiungere il mio nucleo familiare in quest’Italia, Paese del quale, dopo essermi abbassato ad elemosinare civiltà e l’abc dell’equità sociale al suo Governo tramite questa lettera, è preferibile non essere più cittadino.
Sfiderei il corbellante ottimismo del Premier Berlusconi ad affrontare uno solo dei mesi che ho affrontato da quando sono rimpatriato: lontano da mia figlia minore,disoccupato senza aver diritto ad alcuna indennità, ed umiliato ad attingere dai circa 580 euro di pensione lorda che il "Chissenefrega" di Stato garantisce ad una donna vedova, anziana, invalida e malata. VERGOGNA! è l’unica cosa che posso dire a tutto il Governo ed alla sua fedelissima maggioranza parlamentare.
Recentemente, in Tunisia, il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha reso omaggio alla vedova dell’ex Premier Bettino Craxi; un politico che seppur meritevole di accoppiarsi con Berlusconi nel duetto degli statisti più amati degli ultimi 150 anni, è stato condannato dalla Legge per aver illecitamente incassato ingenti somme di denaro. Nello stesso giorno [17 gennaio 2010], mia madre, vedova di un lavoratore onesto, disperata per non riuscire a tirare avanti, ha tentato di togliersi la vita ingerendo un acido. Ora è ricoverata con le conseguenze di una rilevante erosione gastrointestinale ed una depressione ancor più marcata.
Solo in un Paese straordinariamente anomalo come l’Italia, un Ministro del Welfare può permettersi di volare pompuosamente all’estero-spesato dai contribuenti-per commemorare un politico scomparso da latitante, mentre tanti giovani disoccupati ed anziani pensionati preferiscono morire proprio perché lo stesso Welfare non concede loro ciò di cui hanno bisogno e diritto.
«Alla democrazia ghe pensi mi», annunciò mesi fa il Premier Berlusconi. E’ giunta l'ora di vergognarsi,altro che pensare ad una democrazia avente lo stesso effetto di uno sputo in faccia.
Il Ministero degli Esteri si è limitato a giustificare l'accaduto -cioè le situazioni che mi hanno costretto al rimpatrio impedendomi di continuare a lavorare all’estero- come "uno sbaglio commesso in buona fede", sottraendosi con codardia all'indiscutibile dovere di porre rimedio ai propri errori. Violazioni o errori ampiamente documentati.
Nonostante la questione si sia aggrovigliata col tempo per l’imbecillità di alcuni Funzionari Governativi succedutisi dal 2001 fino ad oggi, cercherò di essere sintetico e di non sottraLe tempo prezioso, rendendomi comunque disponibile, se mai sarà richiesto o necessario, a fornire tutta la documentazione utile a sostenere un eventuale intervento dell’Ufficio ministeriale preposto.
Ciò premesso, vorrei ora attirare la Sua attenzione sulle violazioni più eclatanti (soprattutto su quella di avermi negato il passaporto per quasi 4 anni) e sulle circostanze nelle quali,la Farnesina, allora già guidata dal Ministro Franco Frattini, decise di commetterle in una -secondo me soltanto presunta- buona fede, che reputo invece una inammissibile ed allarmante ignoranza della Legge:
- Dopo l'11 settembre 2001 mi recai in Afghanistan...
Una gravissima e arrogante violazione delle mie libertà è rimasta impunita.
La realtà non consente di sottoporla all’esame del consueto iter giudiziario.
L’inerzia del Governo italiano dimostratami innanzi alle sue gravi conseguenze che tuttora subisco da sette anni, rende lecito sottoporre tale violazione all’esame dell’opinione pubblica internazionale.
Pertanto, con l’unico scopo di difendere i miei diritti e i miei interessi, con la consapevolezza delle responsabilità cui vado incontro, non ho altra alternativa se non quella di portare all’attenzione dei mass media quanto da me appurato circa la gravissima (per assurdità e violenza) circostanza che accompagnò gli sbagli in “buona fede” citati nella mia lettera al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano pubblicata su “Il Vostro Giornale” (www.ivg.it articolo n° 53570 del 25/3/2009).
A tale riguardo, consapevole di non aver bisogno-già dal 1999-di un visto d’ingresso nei democratici - - - OMISSIS - - -, dichiaro che la suddetta circostanza fu provocata dalla tracotanza di una Autorità americana che, pur di non ammettere con dignitosa rassegnazione i propri errori, ha invece continuato meschinamente a commetterli mascherandoli con la “buona fede” di autorità straniere; italiane soprattutto.
Questa denuncia è da me fatta a distanza di sette anni in quanto solo recentemente ho potuto riconstatare l’esistenza di documenti(*) comprovanti tale violazione. Trattasi di documenti prodotti da Autorità straniere cui competeva l’esame ed il controllo di quanto violentemente segnalato da un’Ambasciata americana nell’Asia Centrale, ossia che la mia “persona era ritenuta sospetta e da sottoporre alle misure di sicurezza” dei competenti Organi della Regione. La segnalazione avvenne nel 2002 quando coordinavo un’Associazione di diritto tagiko promotrice (con la dovuta protezione della Sicurezza locale) in Tagikistan di una campagna contro il traffico di droga e, nel nord dell’Afghanistan,di campagne per la riconversione della coltura illecita di oppio in colture alternative lecite.
(*) Verbali e Atti stilati nell’ambito degli interrogatori a cui fui sottoposto in relazione ad una Nota diplomatica americana inviata ai Ministeri degli Affari Esteri dei Governi di competenza e la cui presa visione mi è garantita dagli Statuti delle Autorità interroganti.
Gli interrogatori determinarono l’assurdità e l’infondatezza dei sospetti, tuttavia le Autorità americane continuarono assurdamente a sospettarmi e perciò a diffidare dei competenti Organi della sicurezza locale. La diffidenza era reciproca, e fu palesemente resa tale quando un ex Capo di una delle Autorità interroganti, che in quella circostanza copriva la carica di Vice Premier tagiko con delega ai servizi, innanzi a giornalisti, alla Diplomazia americana e alla Sicurezza russa (allora competente della frontiera tagiko-afghana), diede il via ad un briefing dichiarando: “Dopo l’arrivo degli americani in Afghanistan, l’afflusso di droga in Tagikistan è aumentato di 15 volte”.
Conseguentemente all’ostinata e arrogante diffidenza americana e quindi alla ratificazione della Segnalazione sul territorio, oltre alle deplorevolissime violazioni esposte nella mia lettera al Presidente Napolitano, ho subito e tuttora subisco:
5 mesi di carcere tra tubercolosi e condannati a morte (la mia scarcerazione avvenne a metà del 2003 grazie anche all’intervento svolto dal Sottosegretario Margherita Boniver direttamente sul Presidente tagiko Emomali Rakhmonov. Anche se dopo aver superato un ricorso in Cassazione e sei mesi di riabilitazione, alcuni magistrati stranieri e alcuni Diplomatici italiani, mi trattarono rispettivamente come una pezza da piedi e una bestia, cito quell’intervento poiché la mia dignità, nonostante tutto, mi consente di ringraziare nuovamente e pubblicamente sia la Signora Boniver-ed i suoi validi ex Collaboratori-che il Presidente del Tagikistan);malanni;lo sballottamento negli uffici del Pubblico Ministero ove, quando quel Paese stentava ad introdurre una moratoria sulla pena capitale, per intimidirmi, un suo esponente vantava il diritto ed il potere di potermi imputare reati punibili anche con la pena di morte, ed io fui costretto a difendermi con l’aiuto di una fotocopia di un passaporto Italiano scaduto; false inquisizioni che subisco tuttora dal 2002;lo scioglimento del mio nucleo familiare;l’impossibilità di ricominciare a svolgere la mia professione in quei Paesi ove ho lavorato e vissuto negli ultimi 18 anni;l’indignazione e l’umiliazione (dopo quasi trent’anni di lavoro all’estero-con un tirocinio triennale nel deserto kuwaitiano all’età di 17 anni-durante i quali versavo i contributi previdenziali allo Stato italiano) di risiedere in una Patria che mi condiziona al disagio ed a carico di mia madre anziana,pensionata al minimo e in affitto.
Quanto subisco è considerato dal Governo italiano, ossia da chi ha il potere e il dovere di porre una fine a quegli sbagli in “buona fede”, una superficiale “acqua passata” allusiva di uno strafottente “sbagliare è umano”.
Innanzi a questa ipocrita solidarietà erogatami dal Governo del Paese di cui (nonostante le mie due rinuncie alla cittadinanza sottoposte al Presidente della Repubblica) sono tuttora cittadino, e innanzi alla sua assurda subordinazione ad una più che assurda segnalazione che mi ha già rovinato 7 anni di vita, oltre a ribadire la mia volontà di rinunciare alla cittadinanza italiana, ritengo umano chiedere a chi ha l’onestà politica per farlo, di appurare la legalità o meno del “Provvedimento buona fede” cui allude la mia lettera al Presidente Napolitano, con il quale, l’Autorità del Ministero degli Esteri (allora guidato dal Ministro Franco Frattini, poi dal Ministro Gianfranco Fini e in seguito dal Ministro Massimo D’Alema), sancì il mio soggiorno in un Paese extraeuropeo negandomi il passaporto (tre-quat-tro-an-ni!). A tale proposito la mia irrilevante conoscenza della giurisprudenza rispetto a quella che può vantare la Magistratura dei Paesi interessati a sospettare della mia persona, non riesce tuttora a creare un collegamento sensato tra la “buona fede” ed il fatto che la stessa condizionava il mio soggiorno sprovvisto di un documento d’identità valido in un Paese confinante con l’Afghanistan; in un Paese ritenuto tra i 6 più corrotti in una lista che ne elenca 150; in un Paese sul territorio del quale transitano centinaia di tonnellate di droga.
Mi esulo dal formalizzare la suddetta “umana richiesta” presso la Magistratura italiana o presso la Corte europea in quanto, in diverse occasioni, tale richiesta fu stampata a caratteri cubitali sui titoli dei giornali dell’Asia centrale, e la sua interpretazione era facoltativa anche alle competenze di un Diplomatico italiano (Dott. Riccardo Lepri) esperto dei Diritti dell’Uomo per le quali la Missione OSCE locale spendeva più di 300mila euro all’anno. Tra i titoli cito quello che più di ogni altro meriterebbe di essere incorniciato sulle pareti del Governo insieme a quelli della “monnezza”: «Italiano chiede aiuto alle autorità tagike».
30 Marzo 2009
NOTA: QUESTA DELICATA PARTE DELLA LETTERA-INSIEME ALLA DOCUMENTAZIONE A SUO SUPPORTO- SARANNO PORTATE ALL'ATTENZIONE DELL'OPINIONE PUBBLICA INTERNAZIONALE TRAMITE SITI WEB REGISTRATI IN PAESI LA CUI LEGGE TOLLERA LO "SPUTTANAMENTO" DEI FUNZIONARI GOVERNATIVI RESPONSABILI DEI GRAVI ABUSI
Tralasciando i problemi inerenti l’espulsione,peraltro già risolti autonomamente in quasi tutte le repubbliche ex sovietiche che, con la regia di quei pubblici ufficiali moscoviti definiti corrotti dall’ex Console italiano a Mosca, mi inserirono nella lista delle persone il cui soggiorno sul loro territorio non era gradito, e sorvolando per il momento sulla sfilza di sbagli medio-piccoli conseguenti alla scarsa dedizione al lavoro (molto vicina alla cafonaggine) con la quale ogni abitante del Pianeta Terra sarebbe costretto a confrontarsi se mettesse piede in certe Rappresentaze della “Seconda” Repubblica Italiana, mi soffermo sul lato più delirante dell'atteggiamento assunto nei miei riguardi. A tal proposito, la mia irrilevante conoscenza della Legge italiana e delle Convenzioni internazionali, rispetto a quella che invece avrebbe dovuto possedere l'allora già Capo della Diplomazia Franco Frattini quando gli strafalcioni promossi dalla sua "Intelligence" lievitavano nel mio sconcerto e strabiliavano anche il suo omologo tajiko, non riesce tuttora a creare un collegamento logico e sensato tra la detta "buona fede" ed il fatto che la stessa mi obbligò a risiedere per circa 4 anni, con un passaporto scaduto o con la fotocopia sbiadita dello stesso, in un Paese reduce da una guerra civile che causò più di 55mila morti; in un Paese ritenuto tra i 6 più corrotti in una lista che ne elencava 150; in un Paese confinante con il tumultuoso Afghanistan per 1200Km; in un Paese dal quale transitavano centinaia di tonnellate di droga; in un Paese che non aveva alcuna Convenzione di Diritto con lo Stato italiano e che stentava ad introdurre una moratoria sulla pena capitale oltre che a divenire Paese membro dell'Interpol (per convenienza di politici occidentali corrotti e potentati d'affari conniventi con i Signori della droga); in un Paese ove ero alla mercè di alcuni esponenti marci delle sue Forze dell'ordine [considerati ingiusti sia dall’Ambasciata di Germania che da alcuni collaboratori della Farnesina] che mi sballottavano nei loro uffici quasi quotidianamente; in un Paese nel quale, paradossalmente, lo stesso Governo italiano, tramite il sito web del Ministero degli Affari Esteri, sconsigliava di viaggiare.
Inoltre, cosa assai più indegna, tale inqualificabile "ignoranza della legge" o "buona fede", non ha riservato scrupoli nemmeno per una bimba di allora 9 anni (mia figlia), privandola dell'affetto di un genitore negli anni più delicati della sua esistenza.
L'abominevolezza di tale buona fede è perdonabile soltanto nel confessionale di un sacerdote perverso o da qualche baciapile che predica i valori della famiglia nelle aule del Parlamento e nei riluttanti teatrini della TV italiana, ma non di certo dalla coscienza di un Ministro della Giustizia di un qualunque paese civile. Probabilmente, nemmeno di quello più sgangherato del Terzo Mondo.
Come può la Legge garantire a dei Funzionari di Stato la facoltà di commettere simili sbagli con la consapevolezza di dover violare in modo così meschino il diritto più Sovrano di una bambina, un diritto di cui ogni essere umano può godere una sola volta nel corso della propria vita?
Come può questo Governo proporre riforme alla Giustizia se al suo interno c’è addirittura chi ignora torbidamente la Carta dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza?
Persino in relazione ad una missiva inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (pubblicata sulla testata giornalistica quotidiana “Il Padano” in data 25 marzo 2008), le Autorità governative, alle quali la Direzione del Segretariato del Quirinale ha cortesemente illustrato la questione rappresentata per le valutazioni di competenza, si sono limitate ad erogarmi un pallido servizio dalle stesse denominato “Acqua passata”.
Con quale faccia tosta, il Governo che anche Ella rappresenta, può attribuire una strafottente “acqua passata” a propri errori che hanno distrutto la vita lavorativa di un emigrante, che hanno determinato lo scioglimento del suo nucleo familiare, e che hanno arrecato danni indelebili a sua figlia adolescente?
Del tutto stizzito per l’erogazione di questa inciviltà, ho sottoposto la questione all’esame delle Segreterie dei Partiti di Governo della Circoscrizione elettorale di Savona (Provincia presso i cui registri anagrafici, mio malgrado, sono ora iscritto), con la speranza di conquistare un briciolo di buon senso dai Rappresentanti del Popolo ivi eletti: il Senatore forzista Franco Orsi, un esperto di caccia al cinghiale e volatili rari, ed il Deputato leghista Guido Bonino. Macchè,nessun briciolo di buon senso: soltanto ciarle, noncuranza, ipocrisia, e un forte senso di attaccamento alla poltrona tipico del parassitismo. Tutto in perfetta sintonia con molti dei loro colleghi di Governo. A tale riguardo mi permetta di citare le parole espulse dallo stomaco del Segretario Provinciale della Lega Nord, Andrea Bronda: «Le dissi che me ne sarei occupato, ma che non avrei promesso niente. Come presumevo, Lei ha dato fastidio a qualcuno e Le hanno segato le gambe. Tutti i documenti che mi ha fatto pervenire tramite il Consigliere comunale Mattea li ho inviati al nostro Ministro (presumo Roberto Maroni), ma non ci si può far niente. Qui si parla di Mafia. La Lega ed il Governo non possono farci niente. Non è di nostra competenza. Anche i nostri parlamentari (presumo Franco Orsi, Guido Bonino e forse Roberto Cota) non vogliono saperne di scontrarsi con altri Stati e con la narcomafia internazionale. Glielo avevo detto che la situazione in cui si è messo...».
«Sto solo chiedendo di risolvere le conseguenze che subisco a causa di errori commessi dal Governo italiano, punto. Proprio Lei, dopo le politiche del 2008, mi disse che “essendo ora la Lega al Governo, ho il dovere di tutelare gli interessi dei cittadini della mia Circoscrizione”, si ricorda?».
Dirigente leghista: «Certo che mi ricordo, però Lei deve anche capire che noi...noi facciamo politica(!), non possiamo mica occuparci dei suoi problemi!».
RicordandoLe la “ROMA LADRONA!”, nella quale anche la Lega di Umberto Bossi, dopo anni di battaglie arraffa-poltrone, si lecca le dita e bivacca come una zecca sulla coda di uno sciacallo,sottolineo:
-mi ritrovo in Patria dopo quasi 30 anni di lavoro all'estero, per diamine a causa di sbagli commessi dallo Stato, non usufruisco di alcuna indennità poichè è un diritto non concesso agli ex lavoratori iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, devo umiliarmi (porca miseria!) ad attingere dalla pensione minima di mia madre che non consente a lei stessa di arrivare a fine mese;
-mia figlia gode di istruzione e sanità gratuite grazie al buon senso di un Paese extraeuropeo, mentre lo Stato di cui è cittadina mette i soldi dei contribuenti (inclusi quelli del padre) nelle tasche di politici/politicanti condannati o indagati per Mafia, e di azzeccagarbugli parlamentari che li difendono.
Ma che razza di democrazia è questa? E' una vergogna, una schifezza.
Chi avrebbe mai potuto immaginare che un giorno, i contributi previdenziali incassati dallo Stato con il mio lavoro all'estero, divenissero utili soltanto per comprare qualche scatola di sigari a pregiudicati come il senatore Marcello Dell'Utri; ad un politicante che con la sua coscienza sfracellata da una condanna definitiva per frode fiscale e da una condanna a 9 anni in primo grado per un crimine di indole mafiosa, danneggia la reputazione degli italiani che smazzano; ad un losco parlamentare, la cui interpretazione della Costituzione, laddove essa dice che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, presumo si traduca in un “Rifocillarsi nelle Istituzioni a sbafo dei lavoratori”.
Quest'è, gentile Signor Ministro: arrogante ipocrisia, infamia, codardia, "acqua passata", pacchiano menefreghismo e ciarle, sono gli unici servizi che la tracotante politica guidata da "Il Presidente del Consiglio migliore degli ultimi 150 anni" è in grado di erogare ad un emigrante che ha contribuito per anni a riempire le casse dello Stato.
Non è comunque nelle mie intenzioni incastrarmi in quella categoria di cittadini che si rassegnano ad ingoiare il rospo solo perchè messogli in bocca dalla tracotanza del potere o che si rimbambiscono ogniqualvolta questo Governo e la sua frotta parlamentare estraggono leggi e promesse dalla palla di vetro. Tantomeno in quella categoria di italiani che –accipicchia- sono convinti che Ministri, Sottosegretari e Prefetti, passano le notti insonni, girandosi e rigirandosi nel letto, preoccupadosi di garantire la libertà del Popolo.
Pur non essendo affetto da anti-berlusconite, la mia indignazione e la mia sfiducia nei riguardi dell'attuale Governo, sono più assolute dell'assoluto. Dopo aver viaggiato in circa 40 Nazioni, devo francamente ammettere d’aver provato schifo soltanto nell'Italia dalla quale Le sto scrivendo.
Davanti all'illegalità della "buona fede" che ricevo ormai da anni dal Governo del Paese di cui, nonostante la mia rinuncia alla cittadinanza sottoposta due volte all'attenzione del suo Presidente della Repubblica ma respinta dal suo Ordinamento, sono ancora cittadino, ritengo mio sacrosanto diritto chiedere un pronto e concreto riscontro alla presente da parte del Suo Ministero.
Anche se ho stima e fiducia nella Magistratura italiana, vorrei evitare di portare la questione al vaglio della Procura della Repubblica, in quanto, avendo gli abnormi strafalcioni commessi dai Suoi colleghi di Partito e di Governo già sottratto 7 anni alla mia vita, non sarei certo entusiasta di spenderne altrettanti girando i vari Palazzi di Giustizia con avvocati ed incartamenti, pagando marche e diritti di cancelleria, versando ulteriori contributi nelle casse di uno Stato, il quale, oltre ad aver già sperperato i contributi previdenziali incassati con il mio lavoro (sottolineo che pur versandoli non ho mai avuto diritto ad una sanità gratuita nè sul territorio della Repubblica Italiana nè all'estero tramite il competente Ufficio consolare, anche quando fui ricoverato in rianimazione), vanta un Ministero della Giustizia e mezzo Parlamento che si occupano prevalentemente dei problemi giudiziari di un solo cittadino: Berlusconi Silvio. Un ultramilionario rifugiatosi nella politica, che insulta e denigra i magistrati cercando di delegittimarli in tutti i modi, definendoli addirittura eversivi ogni volta che è richiesta la sua presenza in un Palazzo di Giustizia. Questa allucinante realtà,ovviamente, scoraggia il mio tentativo di produrre ricorso presso un qualunque Tribunale italiano. Ma quando, il Premier Berlusconi Silvio, dimostrerà con i fatti [non con soli annunci campati in aria] a tutti gli italiani che ha ragione lui e non la Magistratura? Quando?
Se la Procura della Repubblica riterrà opportuno e doveroso tutelare i miei interessi di cittadino, credo abbia l’autonomia necessaria per farlo anche senza le scartoffie bollate dal Suo Dicastero, ma basandosi semplicemente su quanto, con la consapevolezza delle responsabilità cui vado incontro, dichiaro in questa lettera.
Mi auspico invece di ottenere una risoluzione pacifica attraverso un Suo cortese intervento. Se mi consente, un Suo eventuale interessamento, lo riterrei più doveroso che cortese.
Come già affermato nella mia lettera del marzo scorso al Presidente Napolitano (pubblicata su “Il Vostro Giornale”, articolo n° 53570 del 25.3.2009), per ricominciare a condurre la vita dignitosa che conducevo prima di “beneficiare” di tale “buona fede”, non ho bisogno di essere titolare di un libretto-passaporto e di un codice fiscale di una Nazione il cui Governo attribuisce ai propri errori una superficiale "acqua passata", rendendo in questo modo più che palese la sua nefanda volontà di non risolverli.
Mi scuso a priori per ciò che potrebbe essere frainteso come un presuntuoso ultimatum, ma se la situazione espostaLe non arriverà ad una soluzione anche parziale nell’immediato futuro, procederò a formalizzare la mia rinuncia alla cittadinanza italiana presso Autorità straniere e, in qualità di Apolide o cittadino di un altro Stato, produrrò ricorso alla Corte di Strasburgo.
Inoltre, per mezzo di azioni pacifiche di protesta, inclusive di uno sciopero della fame e della sete, renderò consapevoli le competenti Autorità europee dell’ignobile strafottenza ed inciviltà con cui il Governo italiano calpesta i diritti dei cittadini, non riservando scrupoli nemmeno per quelli dei bambini.
Lei potrà anche ignorare questa lettera, mantenendosi quindi allo stesso basso livello dei Suoi colleghi di Governo e dei Capi degli Enti locali, nonché della Prefettura di Savona tutta. Ribadisco: non ho bisogno di essere un cittadino governato dal Menefreghismo per ricominciare a vivere la mia vita dignitosa e per svergognare tutti i responsabili. Ancor meno, di essere un cittadino condizionato a farsi rappresentare in Parlamento da alcuni putridi ignoranti, pusillanimi, infami, bacchettoni, perbenisti, mascalzoni, parassiti, falsi preti moralisti-perbenisti di giorno e depravati di notte.
I Funzionari dello Stato sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. Nel mio caso, la responsabilità si estende allo Stato.
Si dice che “chi sbaglia paga”, però, stando a quanto dichiaratoLe, chi ha sbagliato continua ad essere strapagato dallo Stato con i soldi dei contribuenti, mentre il contribuente che ha subito gli sbagli, continua a farne le spese.
AugurandoLe buon lavoro, porgo distinti saluti.
Ivo Toniut
http://ALMINISTROALFANO.splinder.com
http://ivotoniut.bloog.it/toniut-ivo/rinnovata-guerra-fredda-e-oppio.html
http://www.dw-world.de/dw/article/0,,522720,00.html
http://ivotoniut.bloog.it/scrivono-cosi/dushanbe-le-prigioni-per-gli-innocenti.html
http://leg15.camera.it/resoconti/resoconto_allegato.asp?idSeduta=0036&resoconto=bt02¶m=bt02
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=2322&stile=6&highLight=1&paroleContenute
http://www.ilvostrogiornale.it/2006/10/13/lettera-aperta-alla-camera-dei-deputati-da-ivo-toniut/
http://www.ilpadano.com/padano_test.php?newsID=547
http://www.ivg.it/2009/03/25/ivo-toniut-prigionia-e-diplomazia-lettera-al-presidente-napolitano/
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